Costinha: "Dimostrerò che non sono finito" "Ora sto bene, ho scordato l'infortunio dell'anno scorso - Comune di Rovetta

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Costinha: "Dimostrerò che non sono finito" "Ora sto bene, ho scordato l'infortunio dell'anno scorso

 

Costinha: "Dimostrerò che non sono finito" "Ora sto bene, ho scordato l'infortunio dell'anno scorso Mai pensato di andare via, ripagherò l'Atalanta e Del Neri" ROVETTA "Non sono qui in vacanza e lo dimostrerò"

Costinha tira una linea netta col passato e vuol cominciare una nuova vita all'Atalanta, dopo una stagione da spettatore, passata più sui lettini dell'infermeria che sul campo. "Ma adesso sto bene e non voglio ripetere l'ultimo anno". Un anno in cui è stato un oggetto misterioso. "È normale che la gente abbia dei dubbi e che dica così quando un calciatore con un curriculum come il mio arriva a Bergamo e passa una stagione senza giocare". Lei come se lo spiega? "In 14 anni di carriera non mi era mai capitata una stagione così, mi dispiace per la società che ha fatto un investimento importante e per il mister che ancora adesso è sotto pressione per aver voluto un calciatore che non ha dato niente". Ma da cosa sono dipesi tutti i problemi fisici dello scorso anno? "Arrivavo da una stagione difficile a Madrid. Avevo fatto il Mondiale, ma con l'Atletico avevamo cominciato presto e la storia s'è ripetuta per via dell'Intertoto prima di venire all'Atalanta. Non ho fatto una buona preparazione e, dopo la partita contro il Parma, mi sono fatto male con il Malines e da lì sono cominciati tutti i miei problemi perché la gestione dell'infortunio è stata dura". Ma lei è stato fermo praticamente un anno e l'Atalanta ha chiesto anche la rescissione del contratto. "Posso capire la società che deve fare i propri interessi. In fondo io non ho mai giocato e ho tre anni di contratto. Ma quest'anno sarà diverso, sono molto fiducioso. Di quanto successo l'anno scorso non voglio più parlare, ora voglio dare anche io qualcosa all'Atalanta". Non ha mai pensato di andarsene? "Mai. Andrei contro il mio carattere. Ovunque sono stato ho lasciato un buon ricordo e sono andato via da vincente. Non voglio lasciare l'Atalanta da perdente, non voglio pensare di essere venuto qui in vacanza, come tanta gente ancora crede". L'Atalanta, comunque, cerca sempre un centrocampista centrale. "È normale che la società cerchi di rinforzare la squadra e se arriva qualcuno che può servire ben venga. Io sono sempre stato in squadre con tanti giocatori forti, ho sempre combattuto per giocare e alla fine ho avuto il mio spazio. La concorrenza non mi ha mai fatto paura. L'importante è che manteniamo lo spirito dell'anno scorso". A cosa si riferisce? "Al clima che c'è nello spogliatoio: siamo un gruppo unito, di amici e da qui bisogna ripartire. Da migliorare c'è la mentalità. L'anno scorso ogni volta che avevamo la possibilità di fare il colpo grosso, il salto di qualità, siamo mancati. Penso alle sconfitte di Roma con la Lazio o di Udine per esempio. Per crescere ancora di più dobbiamo pensare più in alto delle nostre possibilità, pensare di vincere partita dopo partita. Perché così, quando non riesci a vincere, sicuramente non perdi". E come obiettivi? "Io ho chiesto a Mourinho di lasciarci la Coppa Italia, visto che può vincere tutto il resto. È dura, ma molte società la snobbano. A me piace vincere, perché non provarci in Coppa". Con Mourinho lei ha vinto tutto al Porto. Ma è veramente così speciale? "Vi racconto un aneddoto del suo primo anno al Porto. Affrontavamo in campionato il Maritimo che pochi giorni prima aveva perso per infortunio il suo terzino sinistro. Al suo posto avrebbe giocato un ragazzino della Primavera. Mourinho come al solito aveva preparato un dossier sugli avversari e l'aveva consegnato a ogni giocatore. C'era una relazione dettagliata anche su quel ragazzino. Non solo: ci disse che secondo lui era meglio del titolare. Da allora quel ragazzino giocò tutte le partite. Mourinho è così, meticoloso, non lascia nulla al caso. E dice sempre quello che pensa, per questo a molti non piace. Ma non c'è un giocatore che ha allenato che parla male di lui".

L'ECO DI BERGAMO
Guido Maconi


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